N°3 / Ecologie de la création

Il movimento è la vita

L’impegno per la terra è l’arte unita ad una conoscenza profonda della natura

Luisella Carretta
Il movimento è la vita

Résumé

L'itinéraire artistique de Luisella Carretta peintre  et auteur de performances, résidant à Gênes, Italie. Sa création se fonde sur l'observation patiente et humble du vivant, des animaux, des plantes, des humains, ainsi que sur le développement d'une écologie du regard et d'une relation à l'autre.

 

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Senza movimento non c’è vita.
Anche il corpo immobile di un uomo, nel suo interno è in un movimento continuo,
il sangue, le fibre nervose, i canali di energia
.

 

Conoscete il silenzio totale? Avete mai sentito il rumore del vostro corpo?
Io l’ho sentito nel Deserto di Durango, in Messico, un semi-deserto di cactus.
La seconda notte che ero lì con altri artisti e avevo però messo la mia piccola tenda lontana da loro, ho cominciato a sentire un suono che sembrava un motore… ho ascoltato sbalordita quel fenomeno, escludendo una per una tutte le possibili provenienze: in quel luogo niente vento, né alberi, né scorrere d’acqua e tanto meno un generatore di corrente.
L’ho sentito ogni notte e ho avuto delle intuizioni, ma solo a Genova, parlando con un amico medico, ho capito: SENTIVO IL MOTORE DEL MIO CORPO.
E così mi sono anche resa conto che la percezione assoluta del silenzio è impossibile.

Fatta questa premessa, tornando al movimento, nei primi anni ’70 avevo pensato a lungo al nostro difficile movimento nella città, tra passaggi obbligati e rumori assordanti… causa di stress e di malesseri…. e la differenza del movimento in campagna. Pensate oggi quanto questo fatto si sia aggravato…
Dai miei rilievi, fatti nei due differenti spazi, avevo già notato quale disarmonia di movimento ci fosse in città e quale armonia si poteva ancora notare nel muoversi in campagna, anche se l’uomo di città aveva già parzialmente dimenticato un corretto uso di quello spazio.

 

Vedevo uomini che si affollavano sui marciapiedi come sagome vuote, senza identità, preoccupati solo di isolarsi in sé stessi per non vedere le fredde immagini delle strutture intorno a loro.

Così nel ’69 inizio i disegni degli uomini sagoma.

L'uomo SAGOMA

 

Avevo fatto vari rilievi e confrontato le tracce dei disegni: la disarmonia dei movimenti denotava anche un grande spreco di energie.
Avevo bisogno di un esempio positivo che potesse condurci ad una “rieducazione”: ho pensato di cominciare ad osservare il movimento degli animali che si potevano ancora muovere in uno spazio libero: per esempio gli uccelli.
Quindi, pur continuando i miei rilievi disegnando le tracce umane, con molta timidezza ho iniziato a tentare di disegnare le traiettorie del volo.

 

ERA NECESSARIO UN MODO NUOVO DI GUARDARE LA NATURA

L’ARTE E’ MESSAGGIO. L’ARTE PUO’ ESPRIMERE UN’IDEOLOGIA

Il percorso  della ricerca nell’arte non è di scoprire il nuovo, l’inconsueto, ma di rivelare quello che già esiste: di strappare le immagini alla loro invisibilità.”

Così, nei primi anni ’70, ho cercato di COSTRUIRE UN MESSAGGIO FORTE, ma dovevo prima verificare quale era la strada per ricongiungere l’uomo con la natura.
La mia ricerca quindi comincia paradossalmente da una forte sensazione di disarmonia: la difficoltà del nostro essere nel mondo.

 

Il movimento, così come il linguaggio, rivela i modi in cui è vissuto il rapporto con lo spazio.

Oggi l’uomo urbano traccia itinerari  frammentari e difficili.
La città, nella sua struttura urbanistica, ha provocato danni nell’uomo, sia nella sua sfera psicologica, sia in quella del movimento, determinando la perdita, per esempio, della “ coscienza di gruppo” come capacità di un moto armonico rispetto all’altro.
Gli animali hanno conservato questo.
Non dimentichiamo che le piramidi, i templi greci, come altre strutture architettoniche di tipo religioso, costruite in varie parti del mondo, avevano una collocazione precisa rispetto all’orientamento nord-sud /est-ovest. Le piramidi costruite vicino a Città del Messico erano addirittura orientate secondo la posizione degli astri: quindi secondo lo specchio celeste. Questa attenzione era ed è estremamente lontana dalla struttura urbanistica di molte delle  nostre città.

La mia ricerca  è stata più di un’intuizione di un’artista affascinata dal mondo della natura: prima che i meccanismi dell’informazione lo facessero diventare un argomento di moda. Il mio è stato un precoce tentativo di ideologizzare la questione vitale  di un rapporto armonico tra la specie uomo e il suo ambiente, in anticipo sulla crisi delle  altre ideologie, non soltanto politiche.
Ora, prima di parlare del mio lavoro, di più di vent’anni, sul movimento degli animali e degli uomini e denunciare nell’oggi quel superficiale interesse di molti artisti e scienziati (non di tutti naturalmente !) per cui questi argomenti vengono spesso esposti e trattati con molta supponenza e, in qualche caso, ignoranza… vorrei dire che arrivare ad una necessaria conoscenza più profonda della natura è difficile e richiede molti anni...

 

L’INCOSCIENZA DELLA CREATIVITÀ

La creatività aiuta a osare, a credere che è possibile andare oltre.
Così avevo scritto nei miei diari di quegli anni.
Perché la natura ci possa rivelare immagini di sé è necessario guardare senza preconcetti per cogliere le forme degli accadimenti naturali, nella loro apparenza, nell'interezza come nella specificità, ponendoci di fronte ad esse con uno sguardo attento ed una partecipazione totale.

 

LE TRACCE DELL’UOMO
1973/93

Sentivo che la vita dell’uomo stava andando verso una trappola che sarebbe diventata devastante. Mi assillavano pensieri negativi, ma quello che più mi faceva paura era l’inconsapevolezza degli altri. Dovevo diventare come loro, e cioè una sagoma vuota per non soffrire, oppure cercare disperatamente una via che mi portasse a ritrovare una possibile ricongiunzione tra uomo e natura? Ma dove trovare il potere per fare questo contro un mondo che andava in tutt’altra direzione?

Nel 1976 a Seveso ci sarà il dramma della nube tossica.
Questo sarà l’inizio di una storia ormai inarrestabile.

Ma io, conoscevo veramente e profondamente che cos’era la natura? Paragonare i movimenti dell’uomo con quelli degli animali avrebbe potuto essere un primo passo. Disegnare dei tracciati, confrontarli e scoprire così disarmonie e armonie tra gli uni e gli altri.

 

     

 

 

 

 

 






Ritmi pedoni

 

TRACCE DIVERSE 1973/81

Per cercare di ridare vita all’UOMO SAGOMA dovevo trovare degli esempi che potevano servire ad un insegnamento del muoversi armonico.
E quindi, per cominciare, il volo.

Ho fatto delle osservazioni documentate confrontando i ritmi del battito alare con il ritmo del passo in differenti situazioni.

Il volo è il mondo parallelo e al tempo stesso coabitante con noi. È il territorio aereo dove si muovono gli uccelli, in contrasto con i nostri luoghi angusti, gli spazi urbani da noi costruiti nel tempo, dove, con disagio, siamo costretti a muoverci.

Quindi dovevo guardare e disegnare: ERA riuscire ad essere nel volo.

 

Metodo

Il problema di "vedere" e "rappresentare" questi itinerari di volo era tutt'altro che facile da risolvere: sono arrivata a questa specie di "scrittura automatica" dopo varie sperimen­tazioni ed errori.

1.trascrizione fatta "a memoria", successivamente, perdeva completamente quei connotati di immediatezza, ve­rità e armonia che risultavano invece dai disegni fatti sul "campo".

2. Vari tentativi di riprendere il volo con una cinepresa per trascriverne il tracciato a tavolino hanno dato risultati molto scarsi. Qualche vantaggio poteva esserci nel rilievo di volo di un percorso di pochi metri, ma in uno spazio di osservazione più ampio si perdevano completamente i rapporti proporzionali, le distanze dal terreno e la possibilità di valutare con certezza certi elementi tridimensionali del movimento come la concavità o la convessità dell'itinerario rispetto all'osservatore.

 

Ma la via più semplice era quella di approfondire le potenzialità dei miei mezzi:
mente-occhio-mano e poi anche: mano-occhio-mente.

In più avevo capito che era necessario usare una grande flessibilità: nel periodo della trascrizione del movimento dei delfini, visto che madre e figlio si muovevano contemporaneamente con itinerari completamente diversi, senza riflettere troppo ho preso due matite con colori diversi ed ho usato la mano destra (più agile) per seguire il piccolo e la sinistra per disegnare i tracciati della madre. Il risultato è stato eccellente.

Gli studi sui passi e sul volo, quindi, sono stati contemporanei.
Mi mancava la conoscenza scien­tifica, così ho cominciato a studiare scienze naturali e comportamentali. Poi, rapita dalla bellezza del volo degli uccelli, ornitologia. L’impresa non era facile: università, biblioteche e centri specializzati erano diventati la mia seconda casa, gli esperti del settore vittime che tormentavo per imparare a distinguere un gabbiano maschio dalla femmina, il tipo di volo, l’alimentazione, le migrazioni e i  comportamenti di Poiane, Aquile e Falchi della Regina.
Intanto sempre più rilevavo la disarmonia del movimento dell’uomo nella città e  in campagna.
Però cercavo altre tracce, ossessivamente.
Passeri e rondoni e gabbiani comuni, che volavano sopra la mia casa, e in campagna, fringuelli, ballerine, pigliamosche, scriccioli, cornacchie e i martin pescatori.
Contemporaneamente studiavo e osavo sempre di più con altre specie come il formiche, farfalle e pesci.

 

                          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Ritmi di uccelli

 

Alcuni ornitologi hanno creduto in me e mi hanno accompagnato durante le mie osservazioni/trascrizioni. La loro collaborazione è stata fondamentale. Così ho disegnato i voli di corteggiamento delle Poiane, delle Aquile Reali, dei Falchi di Palude, i voli acrobatici dei Falchi della Regina, i grandi voli dei Grifoni.
Nel marzo 1989, ho presentato una grande mostra sul volo degli uccelli al Museo di Storia Naturale di Milano. L’anno dopo ho pubblicato il mio primo libro sul volo.

L’arte può testimoniare, catturare l’attenzione.
Un vero lavoro creativo sulla natura richiede tempi di osservazione e di attesa lunghissimi. Solo così l’essenza della natura si rivela poco a poco.

 

UNO SGUARDO ATTENTO
1989/1992

Nell’89 Giorgio Celli mi propose di disegnare il volo delle api.

Era una sfida, io ho sempre amato il rischio. Ci voleva coraggio per affrontare una prova come questa. Il  volo degli uccelli mi regalava lo spazio e il tempo dello sguardo, per cogliere, capire, disegnare, ma come riconoscere il tracciato di un’ape nella moltitudine?

Tuttavia riuscii a disegnare pur nella difficoltà di selezionare il volo di un’ape dall’altra. Nell’apparente muoversi  senza senso delle api c’era una perfetta logica.
Guardare da vicino un alveare significava, prima di tutto, vincere la paura dell’aggressione. Poi quell’attività ti catturava, ti portava lontano, in un altro mondo: il mondo del  più piccolo di noi.

Osservai il mio primo disegno. Lo trovai strano, diverso da tutti i disegni sul volo degli uccelli. Ma quale uccello poteva permettersi delle virate così improvvise, delle sospensioni alternate a delle accelerazioni? In qualche punto la traccia era incerta, la mano, confusa da quei movimenti insoliti,  stentava a seguire.
Però mi sembrò di aver trovato un modo, un sistema per procedere. Continuai con la seconda, la terza e la quarta ape. La mia mano cominciò a conoscere il gesto di quel volo e compiere tracce più sicure.

 

Ritmi delle api

 

Si è trattato comunque di un rapporto sofferto e assai combattuto, e soprattutto inscrivibile forse nella “pratica” scientifica e non di invenzione estetica. Ma ero io a volere questo.
Ma non rinunciai ad una riflessione teorica e alla polemica contro l’ecologismo di moda consumato attraverso i media e le riviste di natura in carta patinata, una tematica la cui popolarità era direttamente proporzionale alle catastrofi verificate attraverso i ripetuti viaggi in Messico, Stati Uniti, Colombia, Sudafrica, India, Nepal, Yemen, Islanda e  Canada (dove tornai numerose volte), per ritrovare i grandi spazi di natura.

Negli stessi anni (nel ’90, nel 93 e nel’99) ho vissuto 3 esperienze di isolamento in natura con altri artisti.
La prima nel nord del Québec, in Canada, al limite della foresta Boreale. Quindici artisti di varia nazionalità ed esperienza tra lago e foresta per due settimane in completo isolamento. Tende, il fuoco per farci da mangiare, le orme dell’orso ogni mattina vicino alla tenda e poi, nella notte, il miracolo dell’aurora boreale.

La seconda in Norvegia nell’agosto del’93: sedici giorni nella valle glaciale di Maradalen a 2000 metri di altitudine. Era lavarsi nell’acqua che proveniva dal ghiacciaio, dormire nella tenda dove il ghiaccio era presente, ma la meraviglia dei colori e delle luci continuava sbalordirti… con la grafite scrissi una lettera su un grande masso scuro… ora ci sarà solo la pietra
Freddo e silenzio ci accompagnavano, ma le montagne intorno, coperte di neve, erano le nostre compagne.

Poi, tra il dicembre ‘94 e il gennaio ’95, diciassette giorni di isolamento nel Durango, nel nord del Messico, con quindici artisti di diverse nazionalità nel deserto di cactus (chiamato La Zona del Silenzio), dove ho capito che la percezione del silenzio è impossibile. Riparati, come le altre volte solo dalle tende e dal fatto di poter cucinare sul fuoco, avendo a disposizione, ogni giorno, l’acqua per bere e per preparare il cibo, ma solo tre bicchieri d’acqua per lavarsi. Un territorio circondato dalla Sierra con 50 kl. di diametro. Ma era un mondo pieno di sorprese: luci che si muovevano sulla Sierra, improvvisi vortici d’aria che sollevavano anche le pietre..

Esperienze forti, estreme, ma finalmente ero pronta: la lunga osservazione in natura mi aveva dato la possibilità di capire e poter entrare con facilità in quegli spazi così lontani dal quotidiano…..
In quelle occasioni ho fatto delle performance che ho intitolato Sym-biosi.


Performance Quebec
 


Ma al di là delle soluzioni formali ho ben viva, sino ad oggi, una disposizione fortemente critica nei confronti dei meccanismi e dei prodotti della civiltà di massa; la diffidenza o comunque l'indipendenza verso le strutture di mediazione della ricerca artistica (istituzioni pubbliche da un lato e mercato dall'altro) e la ricerca di circuiti alternativi. Infine, sul piano più specificamente estetico, l'attenzione per gli aspetti del linguaggio e della comunicazione e quindi l'uso intermediale di tutti gli strumenti della comunicazione visiva: scrittura, fotografia, rappresentazione.

Dagli anni ’80 la natura è entrata, quasi con prepotenza, nei soggetti scelti dagli artisti e ancora oggi l’onda continua. Però raramente ho la sensazione di vedere lavori che appartengono profondamente alla natura e che possono inviare dei messaggi all’uomo.
Sono spesso opere di superficie e senza approfondimenti e non provenienti da veri contatti.

L’equivoco sulla valenza estetica di un prodotto scientifico realizzato con la sensibilità dell’artista, che pur aleggia nelle letture critiche dei miei lavori, non mi coinvolge e quindi, a partire dagli anni ’80, inizio una ricerca rivolta all’immaginario collettivo della natura, basandomi sul presupposto che l’emozione è anch’essa un modo, o quanto meno un preliminare, della conoscenza.
Alla fine degli anni ’80 sento il bisogno di una forma di mimesi con la natura con componenti simboliche e surreali.

 

PROGETTI E SPERANZE E ILLUSIONI.

All’inizio di questo lungo viaggio attraverso la NATURA speravo di trovare una strada per ridare dignità e una vera vita alle persone. Ero giovane e mi illudevo di poter ricostruire il mondo. Studiavo con accanimento come comunicare agli altri che era possibile ritrovare le conoscenze perdute. Sono sempre stata attratta dalle impossibilità, che poi si rivelavano via via solo apparenti. Gli ornitologi mi chiedevano come avevo potuto cogliere e disegnare quei veloci passaggi nel cielo. Dopo le incertezze iniziali, trovato il metodo, tutto mi era poi parso semplice: si trattava di essere totalmente concentrati anche nelle lunghe attese e poi allontanare ogni altro pensiero per farsi tutt’uno con il volo.
In queste condizioni la mia capacità di percezione aumentava considerevolmente. Tutta la mia energia si concentrava in quell’atto: riuscivo spesso a prevedere la direzione del movimento e così la matita correva facilmente sulla carta.

Ero io e il volo e forse volavo con loro.
Andando avanti, capivo sempre più che si possono superare limiti apparentemente impossibili. Il nostro bagaglio costituito dalla memoria arcaica doveva rivelarsi e mettersi in contatto con la parte più giovane del nostro cervello.

 

ESEMPI DI ARGOMENTI DIMENTICATI

L’illusione di una informazione esaustiva e corrispondente a verità, attraverso il sistema mediatico, ci fa credere che possiamo accedere  ad ogni notizia che appartiene al mondo. Ma tutto questo è un falso: censure volute, superficialità, omissioni permangono nonostante il mito di essere informati sul nostro presente e futuro.

Considero l’incontro vero e tangibile l’unico mezzo che ci può dare una visione reale di quello che accade nel mondo.

Ma questo è invece il grande inganno che continua. Oggi si parla molto dell’ambiente e dei suoi problemi, si citano luoghi che hanno subito cambiamenti devastanti. Per anni, per esempio, si è parlato dei gravi effetti del disboscamento nella Foresta Amazzonica e incredibilmente, e direi volontariamente, si è taciuto, ancora oggi, di fronte ad altre devastazioni di territori apparentemente incontaminati, in cui avvengono continue distruzioni, del tutto insensate, senza alcuna previsione delle conseguenze e dei danni in futuro.

La distruzione delle foreste canadesi
Credo che pochi conoscano quanto sta avvenendo, da anni, in Canada, nel Québec in particolare. Sono cose che ho visto con i miei occhi nel 2001 e su cui ho raccolto molte testimonianze anche durante i viaggi successivi.
Il film L’érreur Boréale del 1999, con la regia e l’autoproduzione di Richard Desjardins, documenta il disastro ambientale causato dal taglio degli alberi nei territori dell’estremo nord, nel territorio dove Desjardins è nato, e nelle zone del Lac-Saint-Jean e del Bas-Saint-Laurent.

Un indiano, guardando il terreno sconvolto da questi fatti, aveva detto: “Da secoli venivamo qui a cacciare, ora non c’è più nulla, solo distruzione. La foresta non tornerà mai più ad essere come prima”.

Lo Stato canadese autorizza il taglio degli alberi alle imprese che vendono il legname agli Stati Uniti, chiedendo soltanto di reimpiantarli. Jodel, figlio dell’amico Daniel, nell’estate 2001, ha lavorato per 85 giorni a piantare 3500 alberi al giorno, per un totale di circa 297.000. Il suo gruppo era formato da 30 ragazzi. Per dare un’idea delle proporzioni, solo in quella zona si può presumere che abbiano piantato più di 7 milioni di alberi: il pino douglas, che cresce velocemente. Anzi, per ottenere un “buon risultato” su un terreno ormai fortemente impoverito, la zona era precedentemente irrorata dagli aerei con dosi massicce di antiparassitari.
Così oggi, il territorio considerato come il più grande bacino d’acqua dolce del mondo di ottima qualità, è ormai contaminato.

 

OGGI

Abbiamo incoscientemente creato gravi danni e ora ne stiamo pagando le conseguenze. Quello che avevo intuito negli anni ‘70 si è avverato. Il disastro di Seveso nel ’76 e altro, altro ancora… Cernobyl nell’’86… e altro..La creatività potrebbe, in una società diversa, avere il potere di segnalare i danni, ma l’arte – quella vera, non sottomessa al mercato – non ha nessun potere.

Ci sono molti interventi di artisti che cercano di avvicinarsi al mondo della natura, ma i risultati sono, quasi sempre, molto superficiali … e io so che, solo dopo più di venti anni di osservazione e frequentazione, ho cominciato a comprendere più profondamente il mondo inafferrabile della natura.

Ho dedicato buona parte della mia vita a questo: i miei disegni sono ora un documento e la dimostrazione che questo è un modo per comprendere quel mondo che ci appartiene e che noi da molto tempo abbiamo cominciato a distruggere…

Lo scienziato chiede all’indio: “Ma se arrivi in un posto per te sconosciuto come fai per cominciare a capire ?” “ Mi metto in ascolto a lungo fino a che i suoni e i fruscii diventano messaggi chiari.”

Conoscere profondamente significa trasformare l’attenzione in opera e quindi  poter mandare messaggi forti. Gli uomini, oggi,  hanno proprio bisogno di questo.
A Genova, in una nota in calce ad una proposta musicale che faceva parte del Festival della Scienza di quest’anno, è stato scritto: “Il Festival della Scienza si apre con un inno alla Bellezza e allo sforzo della scienza di dare un senso al mondo naturale.”
Una frase che deve far riflettere.
In realtà è la scienza che deve cercare di capire il mondo naturale che ha già il suo senso profondo e che ancora ci riserva molti misteri.
Ma la scienza può e deve cercare di approfondire molte altre cose che ci riguardano da vicino. Per esempio come mai siamo ancora così lontani da una comprensione profonda del nostro cervello ? 

 

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