Carnet n°4 / De vive voix

Raccontare lo sradicamento nel romanzo Senzaterra

Vanessa ALAYA, Evelina SANTANGELO
Raccontare lo sradicamento nel romanzo Senzaterra

Abstract

Dans cet entretien Vanessa Alaya, étudiante en master recherche LLCER parcours études italiennes (Université Paul-Valéry, Montpellier) interroge la romancière italienne Evelina Santangelo sur l'écriture de son roman Senzaterra (Torino, Einaudi, 2008).

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<h3 style="text-align: center;"><span style="color:#2980b9;">Raccontare lo sradicamento nel romanzo Senzaterra<br /> Intervista ad Evelina Santangelo a cura di Vanessa Alaya</span></h3> <p align="center" style="text-align: center; margin-bottom: 11px;"><span style="font-size:11pt"><span style="line-height:107%"><span calibri="" style="font-family:">5 marzo 2021</span></span></span></p> <p align="center" style="text-align: center; margin-bottom: 11px;"><img src="https://www.numerev.com/img/ck_393_13_image-20210702170609-1.jpeg" style="width: 400px; height: 400px;" /></p> <p style="margin-bottom: 11px;"><span style="font-size:11pt"><span style="line-height:107%"><span calibri="" style="font-family:">&nbsp;</span></span></span></p> <p><em>Vanessa Alaya: </em>Lei ha firmato la sceneggiatura del film <em>La Terramadre</em> di Nello La Marca e in seguito ha deciso di scrivere un libro, questo non &egrave; lo schema abituale. Perch&eacute; questa decisione?</p> <p><em>Evelina Santangelo</em>: Perch&eacute; man mano sono maturate idee, aspetti narrativi che volevo sviluppare. Il film, infatti, &egrave; un po&rsquo; diverso dal libro e la differenza sta tutta nei due titoli direi.<em> La Terramadre </em>in cui il regista ha voluto evidenziare di pi&ugrave; le radici, il radicamento alla terra di origine, sulle orme di un neorealismo che ha cercato anche di conservare una maggiore integrit&agrave; linguistica dialettale. <em>Senzaterra,</em> il titolo del romanzo, con cui ho cercato di evidenziare il bisogno di raccontare lo sradicamento, il plurilinguismo privo di alcuna integrit&agrave;, l&#39;idea di un restare non come affezione alla terra ma come rivendicazione del diritto di scegliere dove potersi realizzare, anche contro tutti.</p> <p><em>V.A.:</em> Oltre il titolo ci sono altre differenze che lei vuole sottolineare?</p> <p><em>E.S.</em>: Io ho lavorato molto sull&rsquo;idea che viviamo in un tempo in cui nessun luogo o quasi &egrave; abbastanza isolato da poter mantenere un&rsquo;identit&agrave; granitica, univoca. Durante un lungo viaggio in Per&ugrave;, mi sono ritrovata in un Internet point accanto a ragazzi che guardavano su internet gli stessi video musicali che allora guardava mia figlia qui in Italia. Ed era un villaggio non lontano dalla foresta amazzonica&hellip; Questa consapevolezza attraversa in modo molto pi&ugrave; marcato il romanzo. Consideri l&rsquo;uso della lingua di cui parlavo prima, ad esempio. Nel romanzo io mescolo pi&ugrave; registri e &laquo;sporco&raquo; molto il dialetto che ha scelto di prediligere il regista. E questo perch&eacute; credo che la lingua sia uno dei segni pi&ugrave; significativi di un mondo che si disgrega e si rimescola. Cos&igrave; ho scelto una lingua mescolata di anglismi, linguaggi tecnologici, neologismi, italiano standard ed espressioni o sintassi dialettali. E questa mescolanza &ndash; anche di mentalit&agrave; arcaica e modernit&agrave; mal digerita &ndash; la ritengo pi&ugrave; &laquo;vera&raquo; di qualsiasi presunta purezza.</p> <p><em>V.A.</em>: Facendo delle ricerche sul termine &quot;Terra Madre e Madre Terra&quot;, ho scoperto che proprio l&#39;anno in cui il film &egrave; stato girato (2008) &egrave; stato anche l&#39;anno in cui l&rsquo;Ecuador ha scritto la Dichiarazione universale dei diritti di Madre Terra e l&#39;ha inserito nella sua Costituzione. Ci sarebbe un rapporto con il suo soggetto?</p> <p><em>E.S.:</em> No. Onestamente non ho pensato alla <em>Dichiarazione universale dei diritti di Madre Terra</em>. Per&ograve;, &egrave; una bellissima suggestione. Con il regista Nello La Marca abbiamo pensato che &laquo; Terra &raquo; e &laquo; Madre &raquo; costituivano il nucleo della storia che stavamo raccontando: io con le parole e lui poi con la macchina da presa. Al centro della storia c&rsquo;&egrave; un rapporto intimo e complesso con la maternit&agrave; (una madre reale, un legame forte) e un rapporto con il senso di appartenenza a una terra (che riguarda sia Gaetano il protagonista, che Al&igrave;, il ragazzo arrivato dall&rsquo;altra sponda del Mediterraneo).</p> <p><em>V.A</em>.: Al momento di questa intervista, il 5 marzo 2021, la mia tesi di laurea non &egrave; ancora finita, ma lei ha potuto leggere l&rsquo;indice : secondo lei c&rsquo;&egrave; tutto o mancano alcuni aspetti importanti del romanzo?</p> <p><em>E. S.:</em> Credo ci sia quasi tutto. Forse manca l&rsquo;aspetto linguistico che per me &egrave; stato di grande rilievo. La scelta non di un dialetto mimetico, ma di una mescolanza linguistica dove convivono espressioni arcaiche, dialettali insieme all&rsquo;italiano standard, ad anglismi e neologismi. Una mescolanza oltretutto anche stratificata che distingue le varie generazioni: pi&ugrave; dialetto nell&#39;uso dei vecchi; pi&ugrave; italiano, ipercorrettismi, neologismi, anglismi insieme a espressioni dialettali nel parlato dei giovani; e ancora meno dialetto nel parlato del bambino. La lingua fratturata che ho scelto ha a che vedere anche con aspetti riguardanti appunto la mentalit&agrave; in cui convivono modernit&agrave; e visioni arcaiche, stereotipi e nuove percezioni di s&eacute; e degli altri, vecchi retaggi e nuove aspirazioni, insieme a immaginari spesso surrogati dell&rsquo;immaginario televisivo o del network...</p> <p>Altro motivo per me importante &egrave; stata la giustapposizione di diversi Sud del mondo (in senso ampio), il Sud della pi&ugrave; ricca Europa, quella Sicilia l&igrave;, profonda, come metafora di tutte le aree marginali o depresse del Paese, che per&ograve; si configura come Nord di qualcos&#39;altro come accade nei sogni dei migranti. Siamo Europa; eppure, non siamo i sogni dell&#39;Europa sognata dai migranti, che arrivano in scogli semideserti come Lampedusa o in terre comunque depresse come quell&#39;area dell&#39;agrigentino che racconto, depresse anche in termini di diritti, oltre che socio-economici. Una terra d&rsquo;Europa da cui si emigra per studiare, per lavorare, per realizzarsi. Ecco, ho voluto raccontare anche l&rsquo;assurdo di queste doppia migrazione: dall&rsquo;altra sponda del Mediterraneo verso l&rsquo;estremo confine meridionale d&rsquo;Europa e da quell&rsquo;estremo confine meridionale verso tutto ci&ograve; che sta altrove e d&agrave; speranze. Ognuno ha il suo Nord e il suo Sud, mi verrebbe da dire.</p> <p><em>V.A.</em>: La seguo su Instagram e vedo spesso pubblicazioni in sostegno ai migranti, lei fa parte degli scrittori che affrontano questioni di attualit&agrave; attraverso la scrittura letteraria ma ho notato che il suo impegno va oltre la narrativa e fa parte del suo quotidiano, vero?</p> <p><em>E. S.</em>: Quando scrivo, immagino una storia non penso all&rsquo;impegno. Non mi definirei una &laquo;scrittrice civile&raquo;. Non penso in termini di messaggi, bandiere da sventolare, manifesti. Quando scrivo, seguo una sorta di innamoramento. Mi innamoro di una storia, dei personaggi. Li voglio imparare a conoscere. Voglio capire dove mi pu&ograve; portare. Poi, certo, ognuno di noi ha i propri immaginari e le proprie predilezioni. Siamo persona, prima che narratrici o scrittrici, e dunque ci innamoriamo di quel che ci sta pi&ugrave; a cuore. Ma non &egrave; una scelta programmatica. Accade, ecco. Poi, siccome credo molto nell&rsquo;integrit&agrave; della persona, o comunque ho questa attitudine, mi ritrovo a compromettermi tutti i giorni con quello in cui credo e a contrastare quello che rifiuto. Ogni forma di violenza, sopraffazione, discriminazione. Insomma, tutto ci&ograve; che oltraggia l&rsquo;umanit&agrave;: l&rsquo;umanit&agrave; di chi subisce e l&rsquo;umanit&agrave; di chi esercita forme di violenza. Io non posso che credere nell&rsquo;umanit&agrave; come valore e ribadirlo in ogni contesto in varie forme. &Egrave; il segno di quell&rsquo;&laquo;ottimismo della volont&agrave;&raquo; che convive col &laquo;pessimismo della ragione&raquo; di cui parlava Gramsci. La rivolta credo sia anche un fatto caratteriale. Io non riesco ad accettare il mondo cos&igrave; com&rsquo;&egrave;. Anche per questo mi sono ritrovata a fare la scrittrice d&rsquo;invenzione. Immagino mondi&hellip;</p> <p><em>V. A.</em>: Anche se il principio di un&rsquo;intervista &egrave; di fare delle domande, vorrei concludere ringraziandola per il tempo che lei mi ha dedicato, per la sua disponibilit&agrave; e la sua gentilezza.</p> <p><em>E. S.</em>: E io ringrazio lei. Perch&eacute; rispondere alle domande di qualcuno sulla propria opera, sul proprio gesto, sul proprio stare al mondo &egrave; sempre un modo per mettersi in discussione o precisare certe tensioni interiori. Grazie dunque.</p> <p>&nbsp;</p> <p>&nbsp;</p>

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